Stranger Things 2: volo o caduta?

Stranger Things tornerà sui nostri schermi nel 2017 con la sua seconda stagione, dopo essersi guadagnata una (strameritata) fama a livello internazionale. Riuscirà, però, la serie dell’estate, divenuta subito un cult, a non deludere le aspettative e a non cadere nel baratro della mediocrità?

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Realizzata e pubblicata in esclusiva su Netflix il 15 luglio di questo anno, Stranger Things ha fin da subito catturato l’attenzione del grande pubblico su di sé ed i riflettori non hanno impiegato molto a puntarsi su quella che è considerata la serie rivelazione dell’anno. Dopo un lancio abbastanza in sordina, ST è divenuta ben presto una perla del palcoscenico di intrattenimento visivo.

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Mescolando interpreti già noti al mondo del cinema, come una rispolverata Winona Ryder (Joyce Byers), in stato di grazia, ed un David Harbour (Jim Hopper) nei panni di un poliziotto tormentato dai suoi demoni, assieme a debuttanti, o quasi, nel ruolo di protagonisti, Stranger Things trascina in un vortice di attrazione mistica che lacera il tessuto spazio-tempo e porta ad immergersi nelle 8 puntate che compongono la stagione.

Gli episodi della miniserie scorrono via rapidamente, tra un panino ed un thè, tenendo incollati gli occhi allo schermo fino al nero finale.

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Per chi ha vissuto gli anni ’80, Stranger Things ha rappresentato un incredibile ed accogliente tuffo nel passato, tra le atmosfere tipiche di quegli anni oramai lontani, all’insegna delle icone al neon e dei The Clash in radio.

Per quelli che, invece, come il sottoscritto, sono nati nella metà degli anni ’90, Stranger Things ha raccolto un’importante carrellata di citazioni, musiche, passatempi, film e le ha amalgamate in un quadro nostalgico anche per noi che quel decennio lo abbiamo conosciuto solamente tramite la televisione ed internet.

Ecco, Stranger Things è esattamente questo. Un’enorme nostalgia condensata in immagini e musica.

Ecco, Stranger Things è esattamente questo. Un’enorme nostalgia condensata in immagini e musica, con una trama altamente godibile ma che fa più da contorno che da piatto forte. Ed è perfetto così!

Ma esaurita la giusta ed entusiasmante carica iniziale, del sorriso stampato in faccia mentre i ricordi di un’adolescenza oramai lontana riaffiorano e dell’invidia per tempi probabilmente più genuini, riuscirà ST a tener caldi i cuori di così tanti amanti?

Il Demogorgone

Come detto, con Stranger Things i fratelli Matt e Ross Duffer accingono a piene mani da quella che è la cultura degli Eighties, prendendo un pizzico di Spielberg, con E.T ed Incontri ravvicinati del terzo tipo, una manciata dai Goonies di Dunner, qualcosina da Poltergeist di Hooper e una spolverata anche da La Cosa, di Carpenter.

I fratelli Matt e Ross Duffer accingono a piene mani da quella che è la cultura degli Eighties.

Tutto questo, misto ad altri innumerevoli ingredienti che impiegheremmo una giornata ad elencare tutti, viene gettato nel calderone gentilmente offerto da Netflix, andando a creare una miscela perfettamente equilibrata.

Avrebbero potuto osare di più? Sicuro. Sarebbe servito a rendere migliore la serie? Ne dubito fortemente.

Il prodotto uscito fuori ed offerto al pubblico è evocativo così com’è, che fa del citazionismo uno dei suoi punti cardine, non scostandosi mai davvero da quelle fondamente sicure, da quella spalle dei giganti sulle quali si poggia. Non è di certo un tentativo di emulazione quello che i fratelli Matt e Ross vanno a ricercare, ma, appunto, un grande omaggio che possa atticchire lì dove quei giganti già citati hanno lasciato un’immensa eredità.

Il vero problema si pone nel momento in cui viene annunciato che Stranger Things ha ottenuto il rinnovo per una seconda stagione.

Sorge spontaneo chiedersi che cosa la serie vuole diventare, ora. Questo citazionismo, questa nostalgia, ingrediente principale del lavoro targato Duffer, in cosa evolverà?

Stranger Things si trova, inevitabilmente, ad un bivio: spiccare il volo o precipitare nel baratro di una oscura mediocrità.

Il Sottosopra

La prima stagione di ST si presenta come una splendida creatura bicefala: da un lato, la già più volte decantata atmosfera, legata stretta alla tradizione degli anni ’80 e vero punto di forza della serie; dall’altro, una storia principale, condita da numerose sotto-trame, decisamente apprezzabile, ma che non porta mai al “WOW”.

Riproporre la stessa esatta alchimia che ha condotto alla creazione della prima stagione sarebbe un suicidio intellettuale e probabilmente un flop di consensi da parte del pubblico.

Se è vero che quella particolare sintesi di citazioni ed atmosfere ha rappresentato la chiave del successo per questi primi 8 episodi, fondare un’altra intera stagione (che per la cronaca sarà composta da 9 puntate) su questa stessa struttura, vanificherebbe quanto di buono fatto fino ad ora, rivelando un vuoto contenutistico a monte.

L’affettuoso omaggio che ha reso possibile questo ritorno al passato dovrebbe rimanere un’esclusiva della prima stagione, rappresentare semplicemente un nostalgico trampolino di lancio dal quale tuffarsi in una nuova e (si spera) avvincente avventura nel mondo del Sottosopra.

upside-down

Altrimenti, se i dosaggi delle componenti dovessero rimanere gli stessi, probabilmente la seconda stagione si rivelerebbe solo come una sbiadita e stucchevole copia della genuinità del prodotto iniziale.

I fan della serie si aspettano molto e sono estremamente curiosi (io in primis) di conoscere come evolverà la storia legata alla piccola Eleven. Appunto, sarebbe proprio questo l’ideale da cui ripartire, dallo sviluppo e dal focus sul copione e sulla caratterizzazione di personaggi già di per sé ottimi.

La trama di ST non presenta nessun vero spunto originale, ma si riallaccia molto ai cliché ed agli espedienti narrativi propri di quella cultura che ricade nel concetto di citazionismo ampiamente trattato prima. Esperimenti militari, altre dimensioni, strane creature antropomorfe fanno parte di quel ricco bagaglio precedentemente menzionato.

La bravura degli sceneggiatori è stata nell’apparecchiare una tavola con metodi tradizionali e non innovativi, che però lasciano spazio a qualsiasi tipo di portata.

Le basi per concentrare l’attenzione della serie sulla trama stessa, lasciando stavolta a contorno l’atmosfera, ci sono tutte. Le strade da percorrere non mancano, che possano condurre la storia ad un livello qualitativo superiore.

Mike, Dustin, Lucas and Eleven

E queste strade sono soprattutto percorribili grazie alla grande abilità recitativa degli attori, in particolare dei ragazzini che in breve tempo hanno fatto parlare di loro in tutto il globo. Poter contare su dei giovani così in gamba, con l’ausilio dei più esperti Ryder ed Harbour, può rappresentare la chiave di volta  per il successo della seconda stagione.

La comitiva di Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo) e Lucas (Caleb McLaughlin), senza dimenticarci di Eleven (Millie Bobby Brown), ha pienamente convinto, lasciando sperare che l’attenzione possa spostarsi esclusivamente su di loro e sulla loro evoluzione, sradicandoli da quella realtà che nella prima stagione li vede come una ennesima (ribadisco: riuscita) citazione.

Non conclude

Stranger Things è stato un esperimento, ampiamente riuscito. Partito come un carretto pieno di dolci memorie, ha dispensato ricordi ed emozioni a tutti coloro che hanno voluto seguirlo. Ora, però, che il carretto si è svuotato ed il suo contenuto è andato a riempito molti cuori, occorrerà che qualche altra cosa vada a tener pieno il carico.

Le premesse ci sono tutte, così come i mezzi. Ed anche noi ci siamo, che attendiamo col sorriso in volto.

 

 

Fonti: