Discesa ed ascesa – La parabola di Jaime Lannister

Game of Thrones è probabilmente la serie che più ci ha insegnato che gli eventi mutano, inesorabilmente. E con essi, le persone. Jaime Lannister ne è l’esempio più forte ed emblematico.

 

Attenzione: l’articolo contiene alcuni spoiler su trama e personaggi, quindi se non vuoi rischiare di incappare in qualcuno di questi, corri a finire la serie e poi torna qui!

Premessa: nell’elaborazione del seguente articolo ho optato per attenermi esclusivamente ai fatti che ci vengono presentati nella serie tv di Game of Thrones, ignorando volutamente il filone parallelo della saga letteraria. Questa scelta è stata fatta per meglio focalizzare l’attenzione sulla caratterizzazione delle vicende e dei personaggi così come evolvono all’interno dello show televisivo.

Tutto scorre

Quello a cui Game of Thrones ci ha da sempre abituati è il non affezionarci ad una particolare persona, al non cedere al lusso di credere ad un lieto fine. Perché all’interno della serie nulla è certo, non ci sono dei pilastri ai quali aggrapparsi, tenersi stretti e sicuri. Tutto appare solido, stabile, addirittura in alcuni istanti sembra che lo show possa terminare lì, che la parola “fine” possa apparire sullo schermo nero. Eppure, un istante dopo, tutto precipita nuovamente, rimescolando le carte in tavola.

Il bello del Trono di Spade è esattamente questo, l’imprevedibilità e la precarietà degli eventi, pronti ad essere stravolti ancora una volta dalle menti maligne (e geniali) degli sceneggiatori.

Il quadro muta, la trama si evolve ed i personaggi in scena cambiano assieme ad essi, adattandosi alla crudezza dei due continenti di Westeros ed Essos, o morendo miseramente nel tentativo di farlo. (Oh, quante morti ci hanno turbato in questi anni!)

Nonostante tentiamo (miseramente) di tenerci i più distaccati possibile da questi uomini e donne, arriviamo ad amarli ed odiarli, a gioire delle loro vittorie, piangere delle loro dipartite, cantare le loro imprese ed inveire contro le malefatte di quel particolare e subdolo individuo.

Li abbiamo apprezzati per come essi mutano all’interno dell’epopea, per come vengono messi a nudo, per come lottano nel tentativo di non rimanere intrappolati in quel vortice violento ed inesorabile che prima o poi li travolge tutti quanti. E non c’è singolo personaggio che, riuscito ad arrivare fin qui nel suo lungo viaggio, possa dirsi lo stesso personaggio che aveva iniziato la sua avventura nella prima stagione.

Una parola con la quale si potrebbe racchiudere l’intero senso della serie è “cambiamento“, che questo avvenga per senso dell’onore, per la ricerca della gloria, per odio, per amore o semplice sopravvivenza. Game of Thrones è il classico e magnifico esempio del πάντα ῥεῖ (Panta Rei) eraclitiano, dove la staticità è esclusiva apparenza ed appannaggio di un attimo di quiete, compresso tra lo scorrere degli eventi e di un divenire perpetuo.

 

Kingslayer

Servirebbero ore ed ore, probabilmente giorni, per soffermarsi ad analizzare ed inquadrare ogni singolo personaggio degno di nota che appare nella serie.

Ve ne è uno tra tutti che, a parere di chi scrive, meglio incarna nella sua totalità il concetto di mutamento. Questi è il Leone di Castel Granito, ser Jaime Lannister.

Jaime - 1st season

E’ certamente vero che moltissimi personaggi, che ora sono tra quelli più amati e noti dello show (basti pensare a Jon Snow, Sansa ed Arya Stark, Daenerys Targaryen), hanno attraversato storie e peripezie che hanno stravolto in modo radicale il loro modo di porsi nel mondo in cui sono attori. Va considerato, però, che la loro evoluzione è frutto di un crescendo e di una maturazione naturale, inevitabile.

Questi ci vengono presentati acerbi, grezzi. Sono goffi, non ancora pienamente coscienti della realtà che li circonda.

Ad ogni modo, fin da subito riusciamo a percepire quello che sarà presto il loro percorso. Captiamo immediatamente la futura grandiosità di quei giovani, (ancora per poco) spensierati e sereni. Sono delle figure poste in potenza, riguardo le quali indoviniamo presto il loro dover sbocciare, doversi riconoscere pieno atto.

Li ritroveremo, infatti, alcune stagioni e molte tragedie dopo, ad ergersi paladini, re e regine nel freddo inverno di Westeros.

Jaime Lannister è l’esatta antitesi di tutto questo.

Jaime non è più un ragazzo grezzo ed acerbo, egli è già puro atto. Egli diviene atto ancor prima dell’inizio della serie, nel momento in cui pianta la sua spada nella schiena di Aerys Targaryen, il Re Folle. Nel momento in cui verrà marchiato per sempre, con il soprannome affibiatogli in seguito a quella vicenda: lo Sterminatore di Re.

Il rampollo Lannister è un uomo bello ed affascinante, ampiamente considerato come uno dei più bravi spadaccini di tutto il continente. E’ l’erede della casata Lannister, primo figlio maschio del potente e temuto Tywin.

Quando ci viene presentato fa ancora parte delle Spade Bianche, il prestigioso corpo di difesa del re, nel quale è entrato giovanissimo ed è rimasto dopo aver ottenuto il perdono da parte di Re Robert.

Jaime è fiero di sé, un uomo sicuro delle sue capacità, sprezzante del pericolo e costantemente cosciente del fatto che la sua fama e la sua bravura spada alla mano lo elevino ad un gradino sopra chiunque altro. Fa del suo soprannome un cavallo di battaglia, che cavalca orgogliosamente e di cui si fa scudo.

In una delle primissime scene in cui appare, coglie immediatamente la freddezza e l’apparente deviazione morale del personaggio, il quale, colto in un atto sessuale con la sorella gemella Cersei (moglie di Robert) dal giovane Bran Stark, non esita a scaraventare il bambino giù dalla torre dove si stava consumando l’atto.

“Amore, amore… quali atti si compiono in tuo nome…”

E saranno queste le parole che Jaime pronuncerà dopo aver lasciato precipitare il bambino nel vuoto.

Jaime e Cersei

In quelle prime parole troviamo uno dei punti saldi e cardine portante dell’intero essere che caratterizza il Lannister. E’, infatti, l’amore morboso che i due gemelli Jaime e Cersei condividono l’uno per l’altra a contraddistinguere in modo singolare l’evoluzione di questi personaggi.

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Il loro è un attaccamento che da sempre supera la particolare vicinanza propria di due fratelli gemelli. Sfocia presto in un qualcosa di più profondo, in una connessione più stretta che si annida nei loro cuori di giovani ragazzi di una delle più nobili e potenti casate. Entrambi sono in funzione dell’altro, mescolano le proprie membra a completarsi, a riconoscere un “uno” separato in due corpi distinti.

L’amore dei gemelli Lannister è forte, tenace a tal punto che decidono di correre il rischio di continuare la loro relazione clandestina a corte. Un amore che sfida ogni convenzione, ogni giudizio, vissuto nell’accogliente abbraccio dell’ombra, dove entrambi si ritrovano e possono considerarsi davvero completi.

L’amore dei gemelli Lannister è passionale, spregiudicato, fatto di atti sessuali intensi, vissuti con vigore. In uno dei momenti più difficili per i due, ovvero la morte del loro primo figlio Jeoffrey, trovano ancora una volta la forza di continuare ad andare avanti l’uno nell’altro, consumando uno degli atti più forti e controversi, proprio dinanzi all’altare dove si trova la salma del giovane regnante.

I due, però, si svincolano da un giudizio esterno; l’amore dei gemelli non può essere etichettato ed archiviato come una semplice deviazione morale incestuosa, poiché sarebbe solamente una banale e superficiale etichetta per un connessione esistenziale più profonda.

Non esiste Jaime senza Cersei, non v’è Cersei senza Jaime. E ciò è vero, se si separano i livelli di percezione che i due hanno del loro rapporto, ma lo vedremo in seguito.

Alla fine, entrambi percorreranno delle vie che li porteranno ad allontanarsi sempre di più, a scindere quella materia comune che li rendeva realmente semplici umani, nudi, insieme.

 

Lontananza

I due Lannister si allontanano, quindi, a causa di peripezie alle quali nemmeno il loro amore può far fronte. Diventeranno ombre della loro unità, evolvendo le loro personalità a fatica, temprati da difficoltà rispetto alle quali non possono trovare conforto l’uno nelle braccia dell’altro, ma solamente nell’integrità del loro intimo essere.

Cersei sarà sempre più chiusa nel suo bozzolo nichilista, prettamente dedita al malsano esercizio del potere, dopo aver visto morire i propri figli uno dopo l’altro, per causa indiretta delle sue stesse azioni. Oramai non possiede più neanche un brandello di sè che possa definirsi umano.

Jaime, al contrario, si ritroverà a dover subire un destino diametralmente opposto, apparentemente avverso per uno Sterminatore di Re. Sconfitto, fatto prigioniero, inviato in battaglia, verrà trascinato in lungo ed in largo per il continente occidentale.

Un lungo percorso che si rivelerà, in realtà, un cammino di redenzione, di umanizzazione, grazie anche ai legami con il fratello minore Tyrion e Brienne di Tarth. Jaime traccerà con ambiguità quel limite sottile che separa il concetto di bene da quello del male.

In particolare, il rapporto che Jaime ha con il Folletto è da sempre differente dall’avversione e dall’odio che la sorella maggiore prova per l’ultimo nato della casata. Cersei percepisce Tyrion come un male, uno scherzo della natura accusato, tra le altre cose, di aver portato alla morte la loro madre, deceduta di parto.

Jaime and Tyrion

Invece, Jaime riserva sempre un comportamento a tratti protettivo nei confronti del fratello minore, provando del sincero affetto per lui, che non scade mai nella pietà.

Sin dalle prime apparizioni del personaggio, oltre ai momenti in cui si ritrova solo con Cersei, solamente in presenza di Tyrion si possono notare degli atteggiamenti di vera complicità, frangenti in cui si può tentare di scorgere il Jaime più spontaneo ed incline alla bontà, nascosto sotto la dura scorza dell’arroganza.

Sarà proprio lui a liberare Tyrion dalla sua prigionia, prima che il Folletto uccida il padre Tywin ed abbandoni il continente occidentale.

Ma l’inizio della fine per il Leone di Lannister, così come lo si è conosciuto fino ad allora, lo si ha nel corso della seconda stagione, quando l’esercito guidato da Jaime nella guerra contro il Nord, viene sbaragliato nella notte dalle armate Stark. Lo stesso cavaliere viene preso come ostaggio, preziosa pedina di scambio nella tumultuosa guerra che sta lacerando Westeros.

Per il rampollo Lannister è una situazione del tutto nuova, il vivere una condizione da fiera in gabbia. Umiliato, insultato, in catene dinanzi agli uomini del Nord.

Qualcosa di insopportabile, per uno come lui. Vorrebbe piegare le sbarre della sua prigione, ruggire nel cuore della notte come solo un vero leone sa fare, e squarciare la gola dei suoi aguzzini, così come ha sempre fatto.

Questa volta, però, nelle grinfie degli Stark, non può reagire, non ne ha i mezzi. Inveire contro i propri carcerieri non conduce a niente, se non renderlo ancor più oggetto di risa. Questa volta ha le mani legate, letteralmente, ma soprattutto interiormente. Il suo coraggio, la sua strafottenza non possono nulla.

Jaime riflette, nel freddo della sua cella, nel mezzo di un’armata nemica. Vorrebbe solamente poter tornare dall’amata Cersei, poterla vedere ancora una volta e giacere con lei, essere di nuovo un’unica essenza. Ma si trova a centinaia di miglia dalla sorella, ora è solo, nelle fredde tenebre di un inverno sempre più imminente.

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E’ lontano, distante da ciò che conosce, da ciò che il Jaime sfrontato potrebbe dominare con sprezzo del pericolo. Questa realtà fiacca totalmente il leone che si cela nel cuore dell’uomo. Però non spegne la fiamma che arde dentro di lui, ma anzi pone le basi per il sorgere di una nuova consapevolezza.

Ciò lo conduce ad aprirsi, seppur con una mai perduta fierezza, a Catelyn Tully, scoprendo le sue carte e mostrandosi nella realtà del suo essere. Parla dell’uccisione di Aerys, ammette la relazione incestuosa con la sorella, di fronte alla moglie dell’uomo che era stato ucciso a causa del senso del dovere che lo spingeva a portare quella stessa faccenda alla luce. Eddard Stark, un uomo così differente da quel Jaime.

Stringe un patto con la madre del re del Nord. Catelyn vuole rivedere le sue figlie e Jaime vuole tornare ad Approdo del Re, da Cersei.

Il Lannister tocca il punto più basso, annaspa nel fondale dei propri timori. Non può far altro che risalire, ora, e scoprirsi qualcosa di differente da ciò è sempre stato.

In(e)voluzione

Bollare l’erede Lannister come un essere crudele, un puro male, è fin troppo semplicistico. Come più volte ripetuto, è sicuramente egogentrico, presuntuoso, strafottente. A ben vedere, è l’esatto prodotto dell’ambiente e delle persone che lo hanno cresciuto, plasmato per diventare ciò che è.

Per questa ragione quando Jaime intraprende il viaggio che lo avrebbe riportato ad Approdo del Re, presenta una personalità sfaccettata come mai prima. E’ da tempo lontano dai luoghi natii, dalla stessa Cersei, che volente o nolente suscita in lui un forte ascendente.

Si trova distante dalle sicurezze nelle quali ha sempre vissuto ed elaborato la sua persona. Le colonne portanti della sua vita vengono a mancare, ed in un ambiente così fortemente ostile deve mettere in dubbio il Jaime di facciata, edificando una nuova concezione della sua interiorità.

E’ un uomo perso in neri boschi, che si perde in sè stesso. Da sempre schiacciato dai giudizi di un mondo tiranno, il suo unico tentativo è quello di non naufragare nell’abisso della sua vacuità.

Jaime ha già imboccato il cammino, consapevole che non potrà mai più tornare ad essere l’uomo di prima.

Però manca ancora qualcosa, il passo decisivo che segni la linea rossa di non ritorno.

Il Leone di Lannister perde la mano. La mano destra, quella che impugna la spada che tante vite ha tolto. Gli viene portata via da alcuni banditi, che catturano lui e Brienne sulla strada per la capitale.

Jaime tenta di contrattare con quegli uomini e loro, sprezzanti dei tentativi del Lannister di arrivare ad un accordo pacifico, gli recidono l’arto.

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E’ la caduta delle certezze, della realtà così come Jaime la conosceva e del modo con il quale al suo interno si poneva.

In quell’istante, in quel singolo colpo, si condensano la Vita e la Morte. Con il sangue che sgorga dalla mano aliena, ancora calda sul ceppo, viene suggellata la nascita di un nuovo Jaime, che passa un fendente sopra al vecchio.

Il dolore e lo strazio si fondono assieme nella consapevolezza di un nuovo Io, frutto della necessità. Una necessità che muove dalla menomazione, che lo segnerà in modo significativo, facendo cadere definitivamente la maschera dello Sterminatore di Re, del temibile guerriero ed assassino.

Soprattutto, però, una necessità che nasce dallo squarcio interiore del personaggio, straziato dal peso del reale, all’interno del quale si è ritagliato un costume da indossare che lo rendesse il più possibile impermeabile al disprezzo di un mondo freddo ed ipocrita.

L’atto compiuto dai banditi potrebbe definirsi quasi provvidenziale, un gesto inconsapevole di misericordia. Jaime è finalmente libero dalle catene che gli tenevano stretto addosso quell’abito malato e sempre più scomodo.

Alla mutilazione del corpo corrisponde lo sbocciare di una rinnovata soggettività. Dalla perdita di un frammento fisico sorge una nuova struttura emotiva.

Di certo subisce ancora l’influenza delle debolezze e delle paure che lo hanno accompagnato fino a quel momento, ma adesso può percepire la sua natura in modo differente, approcciare il mondo che lo circonda con una nuova visione delle cose.

Ed il rapporto che lo lega a Brienne, la Vergine di Tarth, è emblematico. Una ragazza che non può certo definirsi bella ed attraente così come lo è la gemella Cersei, separate da un contrasto estetico che si rispecchia anche in un contrasto interiore.

Jaime and Brienne

Tra i due ci sarà sempre una particolare e spiccata complicità, un legame plasmato dallo scorrere degli eventi passati assieme. Un rapporto fatto di fugaci sguardi e di parole non dette, che li fonde inevitabilmente.

Sarà una delle poche persone alle quali Jaime rivelerà la verità sulla motivazione che lo portò ad assassinare Aerys.

Difficile da definire come amore vero e proprio, sarà più un accarezzare l’intimità ed il dolore altrui, un riconoscersi uniti nel silenzio.

Come a Cersei stanno la passione ed il profano (quindi il vecchio), a Brienne stanno la purezza ed il sacro (quindi il nuovo).

Jaime, da qui in poi, si spoglia della veste cucitasi addosso, fisicamente e mentalmente. Si scuote da quelle radici profonde che lo mantengono saldo nella melma di un corpo non suo, impedendogli di esprimere la sua vera personalità. E’ stato a lungo, troppo, l’impulsivo e precoce ragazzo entrato giovane nelle Spade Bianche ed erede di Castel Granito.

Ora, finalmente, può divenire un uomo. L’uomo che era sempre stato ed al quale mai era stato permesso di rivelarsi.

 

L’antieroe

Come detto, Jaime è arrogante, un individuo presuntuoso, strafottente ed incline all’uso della violenza. Il fatto di essere stato cresciuto in una delle più ricche ed influenti famiglie dei Sette Regni ha di certo condizionato in modo determinante il suo essere, così come è stato decisivo per la sua evoluzione interiore il rapporto incestuoso e simbiotico con Cersei.

Alla luce della rinnovata realtà di Jaime, proprio il rapporto con la sorella assume una nuova prospettiva. E’ innegabile notare la morbosità della relazione che lega i due, che li ha condizionati durante tutta la crescita e che abbiamo deciso di non giudicare superficialmente. Ma è altrettanto significativo riconoscere come il percorso di redenzione di Jaime, sceso nell’abisso più profondo e risalito purificato, inizi non appena egli si ritrovi lontano dalla gemella.

Perchè l’amore che unisce i fratelli Lannister viaggia su due dimensioni differenti.

Jaime ha sempre vissuto nell’adorazione della sua gemella, venuta alla luce qualche istante prima ed alla quale era aggrapato per un piede. Egli l’ha amata, la ama e probabilmente l’amerà per l’eternità a venire, poichè in lei si riconosce ed in lei si placa.

Cersei, però, presenta una personalità narcisistica ed egogentrica, dalla quale Jaime è stato fagocitato. Lei non ama secondo il concetto di donare sè stessi agli altri, ma ama il fratello in quanto lo considera come un’estensione della sua persona, una porzione esterna della propria interiorità. Jaime, per lei, non è altro che riflesso di Cersei. E’ suo e di nessun altro.

Una conferma di ciò si ha nel momento in cui Jaime torna dal suo lungo percorso, temprato e cambiato sia nel corpo che nello spirito. La ricerca del proprio e vero Io lo hanno portato a mutare, e Cersei inizia a disprezzarlo esattamente per questo motivo, poiché non è più in grado di riconoscere sè stessa nel fratello gemello.

Nonostante il puro amore che Jaime prova per la primogenita Lannister, anch’egli la comincia a percepire in modo differente, a vederla per ciò che realmente è. Sperimenta sulla propria pelle quella freddezza che oramai contraddistingue la persona di Cersei, sempre più perduta nella sua lucida follia.

Jaime è mutato, ma il cambiamento, come abbiamo ricordato all’inizio di questo articolo, non conosce tregua. Il cerchio non è ancora chiuso, ma non è poi così lontano dal conoscere una conclusione.

Jaime

 

 

Nello scambio di sguardi nel finale della settima stagione della serie televisiva, si coglie la durezza del sentimento che ora intercorre tra i due. Un Jaime nuovo, che ha finalmente trovato la sua reale dimensione nel mondo, che occupa, singolarmente, lo spazio del proprio essere.

 

E Cersei, autoproclamatasi regina dei Sette Regni, dopo aver fatto saltare in aria il tempio di Baelor con l’altofuoco, portando al suicidio Tommen, il suo ultimo figlio.

Cersei

L’utilizzo dell’altofuoco, creatura subdola dei piromanti. Questa la motivazione reale che si cela dietro l’assassinio di Aerys Targaryen, che nella sua follia ordinò la distruzione della città.

Questo il motivo che portò Jaime Lannister, guardia del re, a commettere l’omicidio che lo avrebbe macchiato per il resto della sua vita. Un impulsivo atto, mosso dal dovere, al quale avrebbe sacrificato e condannato il proprio onore.

Chissà se, alla fine, la chiusura del cerchio si rivelerà così come tutto è iniziato.

Con le mani del gemello minore a stringere in un ultimo abbraccio la gemella più grande.

 

D’oro saranno le loro corone e d’oro i loro sudari. E quando sarai annegata nelle tue stesse lacrime, il valonqar chiuderà le mani attorno alla tua gola bianca e stringerà finché non sopraggiungerà la morte.

 

 

 

 

Fonti