La lotta

Se un mostro la notte ti osserva, non puoi far altro che tirare le coperte fin sopra la testa, sperando che trovi in qualcun altro il suo oggetto di interesse. Sei nudo, vulnerabile.

Potrebbe divorarti il cranio e tu non reagiresti, non potresti farlo. Accetti quella che in quel momento è la tua natura, di pallido verme nella freddezza del Cosmo.

Il fiato caldo e pestilenziale della belva ti brucia il collo. La sua ruvida lingua ti entra nelle orecchie, sin dentro la testa, ad assaporare quelle soffici membrane. Le coperte sembrano non bastare, perché quella creatura è un tuo parassita, un odioso simbionte che non conosce ostacoli materiali.

Gli artigli ti sfiorano le guance, passano tra i capelli, quasi con fare delicato. Sembra non voler danneggiare quel fragile involucro, ma conservarne l’integrità. Gli artigli però affondano, senza recarti alcun dolore fisico. Eppure la tua mente esplode, colpita da un’onda maligna e vorace.

Il tuo urlo sordo squarcia il nulla, perché non emette nessun suono. Le corde vocali si lacerano, esplodendo in mille filamenti. Senti quelle lame aliene che ti cingono il cervello, sconquassato da una morsa crudele e spietata.

Vorresti unirti a quello scempio, strapparti la faccia e porre fine allo strazio. Continui a non poterti muovere, inerte.

I tuoi occhi lucidi all’improvviso si aprono, rinnovati da un caldo bagliore. La creatura sibila, ansimante, e si ritira strisciando nel suo lontano ed immateriale antro di orrore.

Gli arti indolenziti tornano a risponderti, ma il solco nero lasciato dal mostro è ancora fumante, traccia fresca di un passato che si ripete.

Dalla lotta innovatrice trai consapevolezza, una nuova realtà trova il suo posto.

 

“Pece sui miei occhi

Cala viscida

Nell’abisso cui non si fugge

Una carezza

Pietosa nella sua limpidezza

Ristora al Tormento”

(1/9/16)

 

Il Menterrante