Happyville

Il telefono squillò sulla scrivania di Hugò.

Era un primo pomeriggio di un venerdì qualunque ed il Primo Commissario era l’unico nella stazione, avendo lasciato ai suoi il resto della giornata libera. D’altronde, nella tranquilla e pacata cittadina di Happyville, non accadeva mai nulla di così rilevante da far scomodare la polizia locale in forze.

Per questo motivo quando il telefono sulla scrivania di Hugò squillò, il Commissario drizzò subito le sue antenne da vecchio piedipiatti. Era al gabinetto, con le brache calate, a sfogliare le lucide pagine di una rivista di gossip del posto. Il tempo di tirarsi su boxer e pantaloni, che corse verso il telefono, cercando di allacciarsi la cintura di finta pelle mentre attraversava il corridoio.

Irruppe goffamente nell’ufficio, e sì, a squillare era proprio il telefono delle emergenze di Hugò.

Affaticato dalla rocambolesca corsa di quei pochi metri, lievemente arrossato in volto e con un accenno di fiatone, il Commissario sollevò e portò la cornetta di plastica all’orecchio.

“Stazione di Quiete Pubblica di Happyville, parla il Primo Commissario. Signora Moonrose, mi dica. Sì signora, sono io. Signora, ripeta per cortesia. Sì, la sto ascoltando. Signora Moonrose, si calmi però. Mi faccia capire bene, respiri. Faccia un bel respiro signora, e ripeta. Non credo di aver capito. Cosa? Può ripetermelo? Aspetti, ne è sicura? Ne è proprio sicura signora Moonrose? No, non le sto dando della bugiarda. E’ un’accusa pesante. Ah, è ancora lì? Okay, va bene, lei si calmi. Rientri in casa e non si preoccupi. Sì, sto arrivando. Fra dieci minuti sarò lì.”

Dall’altra parte del telefono la signora Moonrose aveva riattaccato frenticamente, farfugliando qualcosa in preda ad uno stato d’animo a cavallo tra il delirio ed il panico. Il Commissario, dal canto suo, era rimasto con la cornetta alzata a mezz’aria, ancora incredulo. La signora Moonrose era una tipa decisamente stramba, ma difficilmente avrebbe allarmato la stazione se non fosse stata certa di ciò che aveva visto. Il Commissario rimase interdetto e confuso ancora per qualche istante, prima di riguadagnare un po’ di sangue freddo e la lucidità necessaria per muoversi.

Prese il piccolo revolver appoggiato sulla sua scrivania e assicurò la fondina alla cintura. In servizio non aveva mai sparato un colpo in vita sua. Diamine, dopotutto si trovavano ad Happyville! Che cavolo sarebbe mai potuto succedere in quel ridente e spensierato angolo di mondo. Si augurò di non dover utilizzare l’arma per la prima volta nella sua tranquilla carriera, anche perché quell’incredibile caso avrebbe avuto un ritorno mediatico su scala nazionale già di suo. Ad Happyville, santiddio!

Il Primo Commissario si aggiustò bene la faccia ed uscì dalla stazione, salendo sulla lucente macchina di servizio. Se avesse avuto bisogno, avrebbe chiamato i ragazzi una volta sul posto.

Trascorsi una decina di minuti, dopo aver sfrecciato tra le serene vie della cittadina, rigorosamente a sirene spente, il Commissario giunse in Smile Road. Per l’esattezza al civico 34.

Parcheggiò di fronte la casa della signora Moonrose che, ovviamente, non era rientrata nell’abitazione ma aspettava con evidente ansia ed apprensione l’arrivo del Commissario. Appena l’uomo mise un piede fuori dalla vettura, la signora gli si avvicinò con fare sospetto. Nel frattempo altri curiosi si erano affacciati dalle proprie case per assistere alla scandalosa scena che lo attendeva qualche decina di metri più in là.

Quel giorno la signora Moonrose indossava una graziosissima e delicata faccia dall’ampio ed accogliente sorriso. Non doveva essere una di quelle più costose, ma la fattura sembrava davvero ottima, di una cera molto fine e ben lavorata.

– “Commissario, finalmente è qui! Venga, venga! E si sbrighi!” squittì la donna, tirando l’uomo per una manica del cappotto. “E’ una cosa, davvero… Guardi, mi guardi! Sto tremando! Non ho davvero parole! E’ uno scandalo, un abominio!” continuò la signora Moonrose, mostrando il tremolante ed esile braccio al Commissario.

– “Signora, si calmi per cortesia. Perché non è rientrata in casa come le avevo detto? Tutto questo pubblico non migliora la situazione. Lasci che ci pensi io, lei non deve preoccuparsi.”

Altre persone stavano uscendo dalle proprie abitazioni per riversarsi sulla strada ad osservare. Si udiva di sottofondo un lieve ma continuo vociare e bisbigliare.

– “No Commissario, come può chiedermi di stare calma! Santo cielo, qui, ad Happyville! Lei sa meglio di me che questo scandalo farà il giro del Paese! Mio dio, faremo la parte degli sciroccati e fuori di testa, tutti noi!”. La signora Moonrose ora aveva iniziato a piagnucolare, sempre più scossa e rattristata. Cosa, però, che non le aveva impedito di mollare la presa sul braccio del Commissario, che ora aveva attraversato il prato che lo separava dall’ignobile spettacolo.

Ed era lì, ad una quindicina di metri da loro. La Moonrose alzò un dito ad indicarlo, con la mano percorsa da evidenti tremiti. La vista della scena aumentò incredibilmente i battiti del Commissario, che per un istante si pietrificò sul posto. Sentirselo dire per telefono era un conto, anche se di per sé già inquietante. Ma vederlo con i propri occhi era decisamente paralizzante.

– “Lo guardi Commissario! Proprio come le avevo detto, il signor Baumann! Guardi che scempio e mi dica se non è un abominio!”

Come dare torto alla povera singora dopotutto, se anche un navigato uomo di legge come lui era rimasto interdetto alla vista che gli si presentava.

Il signor Baumann, che appariva tranquillo e per niente preoccupato dalla piccola folla che lo osservava da debita distanza, era comodamente seduto sulla sua sedia di vimini, intento a leggere il quotidiano locale. Il dettaglio fondamentale, però, saltava subito all’occhio. Il volto, sorridente, privo della faccia.

Il Primo Commissario non sapeva bene come comportarsi in quella inedita situazione. Un po’ per lo sgomento, un po’ per il timore che avvicinandosi all’anziano signore, potesse venire in qualche modo contagiato dalla strana follia che lo aveva portato a quel gesto. Però, lui lì rappresentava la massima autorità, e doveva agire di conseguenza, rassicurando e dimostrando fermezza davanti ai proprio concittadini.

L’uomo si liberò dalla morsa sul braccio della signora Moonrose, quindi mosse i primi passi verso il vecchio Baumann con estrema fatica. Tutte quelle facce dai larghi sorrisi che scrutavano dalle ampie orbite, scandalizzate ed al contempo incuriosite dall’anomalo caso.

Il Commissario aprì il cancelletto di legno che immetteva nel prato di Baumann, poi lo richiuse delicatamente dietro di sè. Cercava di compiere quei gesti con la maggior accuratezza possibile, quasi per scongiurare ed allontanare il momento dell’inevitabile confronto con l’anziano. Che situazione!

Baumann continuava a sorridere, con la sua vera bocca, estraniato da ciò che accadeva al di fuori della sua proprietà. Il Commissario lo raggiunse, con piccoli e calcolati passi, salendo gli scalini di legno che immettevano nel portico. Era lì, ad un paio di metri da lui, rigido in piedi.

– “Signor Baumann, buongiorno. Vorrà sapere perché sono qui da lei…” iniziò cauto il Commissario, certo della precaria stabilità mentale di cui l’anziano signore godeva in quel momento.

– “Commissario, so esattamente perché si trova qui, in queste piacevoli ore che accompagnano il pranzo. Non si preoccupi, godo ancora di una buona mente.” accolse cordialmente il signor Baumann, posando il giornale alla sua destra e quasi a leggere nelle intenzioni del preoccupato Commissario.

Sostenere lo sguardo del vecchio Baumann era un’impresa che richiedeva un incredibile sforzo all’uomo di legge, così fortemente turbato dalla vista del volto scoperto del suo interlocutore.

– “Beh signor Baumann, allora immagino comprenderà la paura e l’apprensione dei suoi buoni concittadini. Cosa l’ha portata a questo gesto? Comprenderà bene anche le conseguenze che ne deriveranno.” tentò di approcciare in modo risoluto il Primo Commissario, con le lacrime che iniziavano ad inumidire gli occhi dallo sforzo, dietro la faccia.

– “Oh, caro Commissario, certo che comprendo. Ma vede, sono troppo anziano per continuare a preoccuparmi delle conseguenze di certe mie azioni. Ho vissuto abbastanza, all’ombra di questo mondo. Ed ora, volevo solamente tornare a sentire il calore del sole sulla mia pelle, la mia vera pelle. Sa, sono sobbalzato quando mi sono specchiato con il mio volto reale, stamani. Per poco non mi riconoscevo, così pieno di rughe!” ridacchiò dolcemente l’uomo, in uno scoppio di sincera e malinconica ilarità.

– “Il tempo passa, Commissario. Ed ora posso avvertirne gli screzi anche sul mio volto. Sono stanco di celarmi dietro una faccia, dietro questi stupidi affari di cera. Ho partecipato troppo a lungo a questa grande ed inviolabile commedia, ma vede, ora inquadro le cose da un’altra prospettiva! Ora dono il mio vero sorriso ed il mio vero broncio! Sono troppo debole per continuare a fingere ed accettare le vostre convenzioni e tabù! Al diavolo le facce, le vostre ridicole facce!” concluse ridacchiando ancora più forte e di gusto il signor Baumann.

Evidentemente l’anziano Baumann doveva aver perso qualche rotella , convenne il Commissario, inorridito e sbigottito da quel delirio. Il piccolo gruppo di abitanti della Smile Road diventava sempre più numeroso e curioso.

Il Primo Commissario si sentiva sotto pressione, al centro di quella grottesca scenetta. Doveva porre fine a tutto ciò. Fortuna che aveva chiamato i ragazzi prima di scendere dall’auto. Ed ora stavano arrivando, pronti a calmare le acque.

– “Signor Baumann, evidentemente lei non si sente molto bene. Ora devo pregarla di venire con me, in stazione. La prego di seguirmi senza fare storie o dare ulteriore spettacolo.” disse il Commissario all’anziano, cercando di apparire il più risoluto possibile stringendo la fondina del piccolo revolver.

– “Certamente signor Commissario, non è mia intenzione crearle altri problemi. Ecco, mi lasci alzare e la seguirò. Di certo avrà molti grattacapi di cui occuparsi. Questo mio gesto avrà sicuramente un gran risalto. Non pretendo che voi capiate, qualcuno ci arriva a suo tempo, e molti altri nemmeno giungono a comprenderlo! Secondo lei qualcuno ha già chiamato i giornalisti e le televisioni nazionali? Chissà, sono proprio curioso di sentire i loro servizi!” rispose il vecchio Baumann, alzandosi con incredibile vitalità dalla sua sedia di vimini e lasciando in terra la faccia che teneva in grembo.

L’anziano passò davanti all’uomo di legge, senza proferire altra parola. Scese i gradini di legno e si avviò verso il cancelletto, dove la folla iniziava a diradarsi per evitare il più possibile di stare vicino a quell’uomo, come fosse un portatore di lebbra.

Fu lieto che la faccenda si fosse risolta così rapidamente, perché non avrebbe potuto sostenere quell’insensata conversazione per un minuto di più. D’altronde ad ascoltare un folle si rischiava di finire a dargli credito.

Il Primo Commissario gettò un ultimo sguardo alla faccia lasciata in terra, da dietro le due grandi orbite nere della sua maschera di cera. A sua volta scese i gradini, consapevole che avrebbe passato lunghe notti a compilare scartoffie ed a rispondere alle miriadi di domande dei funzionari dello Stato che sarebbero accorsi in massa per studiare quell’insolito fenomeno.

Chissà che fine avrebbe fatto il signor Baumann. Lui si augurava soltanto di poter mantenere il suo quieto ed amato posto di lavoro e di dimenticare al più presto quella bizzarra e scandalosa faccenda.